Oggi mi hanno fatto una bella domanda.

Mi hanno chiesto se oggi giorno, visto l’uso diffuso delle nuove tecnologie, la capacità, bene o male estesa di utilizzare programmi di grafica più o meno professionali, dato scontato il contatto sempre più diretto tra mittente e ricevente del messaggio, sia ancora necessaria la comunicazione professionale. Insomma mi hanno chiesto se vale la pena investire soldi per far ideare un manifesto o una pubblicità, un comunicato o una conferenza a qualcun altro quando lo si può fare da se.

Bene, la mia risposta è stata e resta NO. NO non ne vale la pena perché dietro il manifesto, dietro la pubblicità, o dietro il comunicato stampa c’è un attento studio linguistico, una ricerca iconografica, un studio scientifico del messaggio.

E’ una lezione questa, che le grandi multinazionali hanno imparato già da tempo, anche perché capaci di trovare somme di denaro sufficientemente elevate a pagare i costi di un sistematico lavoro comunicativo. E’ un mercato al quale rimangono troppo chiusi tutt’oggi le piccole imprese, pur potendo sfruttare strumenti estremamente low cost come Internet. E’ soprattutto un concetto che non riesce a penetrare tutta la politica. Non credo ci sia nemmeno bisogno di far notare le differenze tra un Renzi e un Bersani, tra un Berlusconi e un Pierferdinando Casini.

Vi farò piuttosto notare la sparata sul Partito Democratico nato nel 1921. Domandiamoci come mai Mario Monti, uomo certamente lontano dal populismo berlusconiano, abbia deciso di ricordare alla platea, ma più che alla SUA platea, all’estesa base elettorale mediatica, fatta di delusi, astensionisti e cattolicissime casalinghe cresciute a pane, acqua santa e santini con raccomandazioni vaticane sul pericolo di scomunica per i comunisti, che il Partito Democratico è il partito comunista, e quindi con grande eleganza si continua ad agitare lo spauracchio del comunismo, su quegli stessi elettori che una volta furono affascinati da Silvio Berlusconi e dal suo sogno liberale.

Allora la comunicazione professionale è tutto ciò che c’è dietro a quel 1921 buttato li, quasi come un errore, tra boutade e lapsus freudiano.

Anche fosse solo per i colori scelti per una qualsiasi stampa, sono colori piuttosto pensati, scelti, immaginati e ragionati affinché svolgano il ruolo di “attira-sguardi”.

E ancora, una campagna dissacrante, a limite del buongusto, potrà essere criticata, additata, offesa, ma sarà una campagna di cui si parlerà, sarà un messaggio che giungerà. Senza arrivare al limite del “la cattiva pubblicità è pur sempre pubblicità”, è comunque importante colpire. In merito Oliviero Toscani ha insegnato e continua ad insegnare molto.

Ed è tutto qui il ruolo della comunicazione professionale: colpire, bucare lo schermo, sorpassare il rumore di fondo fatto di tante notizie e pettegolezzi. Riuscire a sorpassare tutto il rumore di fondo della società post moderna che viviamo, non è un gioco di improvvisazione; ma scientifico studio sociale.

Per ultimo. Per chi riservasse ancora dubbi sull’efficacia della comunicazione professionalizzata, pensando che i social network abbattono tutte le necessità di terzi, mi sento di consigliarli di non crederci. I social network sono un mezzo, uno strumento, non un fine. Il fine ultimo rimane sempre quello del feedback positivo, che non si può sperare di ottenere semplicemente aprendo un profilo facebook, twitter, pinterest, flickr e chi più ne ha più ne metta. Non si può pensare che ossessionando le persone con newsletter si ottenga un ritorno in consensi (politici o economici). Quello che si inserisce in internet, rimane il contenuto, che bisogna saper scrivere, ponderare e ragionare, pensando sempre al ricevente, mai al mittente. A questo si aggiunge un nuovo modo di comunicare, con linguaggi nuovi, formati nuovi che bisogna conoscere a fondo, per superare, ancora una volta il rumore di sottofondo.

Tagliare la comunicazione, in tempi di crisi; pensare di far da se, incollando uno slogan su una foto; è l’errore più grosso che si possa fare, rischiando di creare un danno maggiore del risparmio ottenuto.

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